
Giovedì 2 dicembre 2010 si è concretizzato nell’aula del Consiglio Provinciale di Padova l’ultimo di una serie di siparietti “padani”, l’ennesima perla filosofica leghista. Una perla filosofica, a dire il vero, che ha ben poco da insegnare.
Uno spot che ha il vago sapore di una scenetta già vista: correva l’anno 1936, e il dittatore nazista per antonomasia sceglieva personalmente i componenti delle squadre e gli atleti da far gareggiare alle olimpiadi di Berlino. Dovevano essere esclusivamente di purissima razza ariana. Storse il naso quando, per regolamento, dovette ammettere alle gare anche atleti che non rispecchiavano i canoni fisici dettati dalla sua linea politico-demenziale.
Passano gli anni, passano le persone, ma certe idee, certe logiche e schemi di ragionamento non cambiano. Quei capitoli tragici scritti negli anni 20, 30 e 40 del secolo scorso, che sono forse l’onta più grande nella storia dell’Europa occidentale, dovrebbe averci insegnato qualcosa; ma per taluni sembra non essere così.
Certo, il consigliere provinciale della Lega Pietro Giovannoni, nonché presidente del Consiglio comunale di Vigonza (insomma, non sicuramente uno che si possa definire inesperto di sedi istituzionali), è liberissimo di esprimere tutta la sua contrarietà sui finanziamenti ad un evento come la Maratona di S. Antonio. Rientra nel novero delle opinioni politiche che possono essere condivise o meno.
Ma aggiungere che il finanziamento non debba avvenire perché gli atleti che vi gareggiano e che vincono sono “neri extracomunitari che corrono in mutande”, non solo non ha nulla di condivisibile, ma evidenzia un modo di ragionare che contrasta palesemente e in modo molto grave sia con i principi fondativi sui quali si basa la nostra Nazione, sia più largamente con i principi fondamentali che regolano i diritti dell’uomo nella società odierna.
Tuttavia se ai leghisti, che tanto aborriscono l’Italia, non interessano i principi fondamentali scritti nella nostra Costituzione o nella “Dichiarazione universale dei diritti umani”, almeno si ricordino ogni tanto ciò che fece in passato la Repubblica Serenissima, presa continuamente a modello ispiratore e spesso da loro esaltata come esempio da perseguire.
Rammento che, nel lontanissimo 960 d.C., cioè 1050 anni or sono, per volontà del 22° Doge di Venezia, Pietro IV Candiano, la “Serenissima” fu la prima Repubblica ad abolire la tratta degli schiavi che all’epoca erano per lo più neri o, come si diceva in quel tempo e ancora oggi si dice in dialetto veneto con un termine che trovo molto delicato e ricco di storia, “mòri”.
Ma evidentemente, per ragioni opportunistiche e/o di convenienza, certe cose si preferiscono ricordare a momenti alterni o quando fa più comodo.
E’ evidente che questi episodi continuano a rimarcare le contraddizioni della Lega che alternativamente disprezzando la Costituzione o i diritti fondamentali dell’uomo, crea una visione del mondo e delle regole a proprio uso e consumo.
Com’è possibile ergersi a paladini e propugnatori del cristianesimo a colpi di “crocifisso esposto in tutti i luoghi pubblici”, o a colpi di “salviamo le nostre tradizioni e le nostre memorie”, se poi non vengono messi in pratica proprio quegli insegnamenti che si vogliono difendere?
Forse, vista la qualità e la profondità degli interventi di chi oggi sta al governo, più che gli atleti che corrono la maratona, è una certa politica ad essere… in mutande.
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