dic 06 2008
Ripensare all’ora di religione nelle scuole statali

Sul Gazzettino di Padova del 27 novembre 2008 un articolo intitola “Fuggi fuggi dall’ora di religione: a Padova, alle superiori, uno studente su 5 non sceglie l’insegnamento cattolico” snocciolando tutta una serie di dati sul progressivo aumento degli alunni delle scuole secondarie che scelgono di non frequentare l’ora settimanale di religione cattolica.
Per comprendere la questione bisogna fare un salto indietro nel tempo ed arrivare fino al 1929 quando, l’allora Presidente del Consiglio Benito Mussolini firmò quelli che sono passati alla storia come Patti Lateranensi. L’accordo tra Stato e Chiesa prevedeva tra l’altro che da quel momento in poi in tutte le scuole del Regno prima, della Repubblica poi, fosse prevista un’ora obbligatoria alla settimana durante la quale venisse insegnata la Religione Cattolica.
Più tardi, nel 1982, il Concordato fu rivisto, trasformando l’ora da “obbligatoria” a “facoltativa” per rispondere meglio alle esigenze di laicità dello Stato, così come previsto dalla Carta Costituzionale.
Delineato a grandi tratti il quadro storico, è doveroso ora porsi la domanda su quale sia la differenza tra l’ora di Religione Cattolica prevista nelle scuole statali, e l’ora settimanale di Catechesi notoriamente proposta dalle singole parrocchie e coordinata dalla commissione vaticana preposta.
Le differenze, almeno per la mia esperienza (ho frequentato sia l’ora di religione in tutti i gradi di scuola sia gli otto anni previsti di catechesi) non sono così rilevanti da poter dire che le due cose siano molto diverse tra loro.
La catechesi si focalizza maggiormente sull’insegnamento della dottrina cattolica vera e propria attraverso l’analisi dei testi sacri e sulla preparazione dei ragazzi e delle ragazze al ricevimento dei sacramenti. Mentre nell’ora di religione scolastica si insegna a guardare ed analizzare i fatti della vita, le esperienze, dal punto di vista del cattolicesimo analizzando anche la vita di personaggi, gli scritti e l’arte della cultura cattolica.
Questa sottile differenza porta a considerare sostanzialmente sovrapponibile i due insegnamenti.
Quello che a mio avviso bisognerebbe quindi ripensare, se non si vuole meramente riproporla sotto un’altra veste, è proprio l’ora di religione insegnata nelle scuole italiane.
Quando uno studente approccia allo studio di una qualunque materia, ad esempio la storia, non si addentra esclusivamente in un unico aspetto, cioè la storia della sola Italia, ma studia tutta la disciplina approfondendo maggiormente quello che lo riguarda più da vicino.
Ecco allora che ritengo che l’ora di religione nelle scuole dovrebbe trasformarsi in “ora delle religioni”, durante la quale lo studente abbraccerebbe lo studio di tutte le religioni del mondo (o almeno di quelle più importanti), e approfondendo solo maggiormente, e non esclusivamente, quella più radicata nel nostro Paese.
Vista da questa prospettiva, si potrebbe anche ripensare alla reintroduzione dell’obbligo di frequenza dell’ora scolastica poiché non sarebbe più rilevante il fatto che lo studente non condivida, per ragioni di “credo”, lo studio delle religioni, anche nell’ipotesi di ateismo o agnosticismo, poiché anche questi due aspetti sarebbero inclusi nello studio.
Questo approccio alla materia porterebbe più di un riflesso positivo:
1) un’occasione in più per una migliore integrazione culturale e sociale con e tra gli immigrati, poiché provenendo da paesi diversi, e quindi culture diverse, hanno “credi” diversi;
2) una migliore conoscenza delle culture anche molto diverse dalla nostra, evitando quindi di cadere in luoghi comuni per errore, o più spesso per ignoranza;
3) una comprensione più ampia dei fenomeni sociali e politici, correlati alle differenti religioni, che avvengono nel mondo;
4) da ultimo, l’eliminazione del problema di trovare un’occupazione temporanea agli studenti che decidono di non frequentare l’ora di religione, a volte causa di fenomeni di emarginazione o differenziazione all’interno della classe.
Credo che per una scuola che debba insegnare anche la conoscenza del diverso e il rispetto del prossimo sia un passo fondamentale per cercare di evitare in futuro fenomeni di razzismo e discriminazione dettati troppo spesso dalla semplice ignoranza.
Un commento

[...] Vorrei segnalarvi un post trovato casualmente navigando qua e la in giro per la rete e che, secondo me, meriterebbe di essere letto e meditato proprio perché esprime pareri e soluzioni a questo problema della libertà di fede; potete trovare l’articolo (breve), a questo LINK [...]