Lega Nord: “Primo punto del governo: subito federalismo fiscale”. Popolo della Libertà: “Abolizione dell’Ici sulla prima casa al primo Consiglio dei Ministri”.
Nulla da obiettare leggendo singolarmente le due affermazioni, se non fosse che i due partiti stanno all’interno della stessa coalizione. Già, perché le due proposte sono una bella contraddizione in termini!

Dicesi federalismo fiscale il prevalente finanziamento delle maggiori spese decentrate con tributi propri o con compartecipazioni, anziché con trasferimenti dal governo centrale, tarati sulle spese.
E l’ICI, l’imposta comunale sugli immobili, non è altro che una tra le più importanti entrate finanziarie di ogni singolo comune, più importante ancora per i piccoli comuni. In vigore dal 1993, rappresenta il punto di arrivo di un lungo processo che ha avuto come obiettivo una più estesa autonomia tributaria dei comuni.
E allora, cos’è l’ICI se non una delle forme di attuazione più evidente di federalismo fiscale?

Ma a quanto pare il governo chesta per insediarsi forse non ha del tutto le idee chiare. Se da una parte si inneggia al federalismo fiscale quale soluzione a Roma-ladrona, dall’altra si ipotizza come provvedimento a vantaggio del cittadino l’abolizione dell’ICI sulla prima casa.
Certo è che una volta abolita l’imposta, e venutosi quindi a creare inevitabilmente un buco nelle casse del comune, è naturale pensare che questo disavanzo dovrà essere coperto in altra maniera. E a meno di non creare un’imposta fac-simile, l’alternativa sono i trasferimenti dello Stato ai singoli Comuni, e cioè quanto ci possa essere di più antitetico rispetto allo stesso federalismo fiscale.

Per avere un’idea di quanto può incidere un provvedimento di questo genere, cito l’esempio del Comune di Padova (fonte: Annuario statistico 2006, Comune di Padova – Settore Programmazione Controllo e Statistica).

Il totale delle entrate derivanti dal pagamento dell’ICI sulla prima casa per l’anno 2006 è stato pari a 26.398.000 €, pari ad oltre il 20% delle entrate tributarie e a quasi il 10% del totale delle entrate. Da notare che per lo stesso anno, il Comune di Padova ha incassato appena 10.273.000 € dallo Stato.
Togliere una quota così rilevante dal bilancio del Comune attraverso l’abolizione di un’imposta locale significa non solo mettere a serio rischio l’erogazione di molti servizi usufruiti della cittadinanza ma anche ridurre considerevolmente la capacità di autosostentamento del Comune stesso.

Sia chiaro: sono favorevolissimo al federalismo fiscale.
Ma non concepisco come si possa promuovere un tema così importante  con un provvedimento che va esattamente nella direzione opposta.
Forse che in campagna elettorale era più importante una propaganda incentrata sulla mera promessa di abbassare la pressione fiscale ad ogni costo (ma chissà perché si è iniziato dalle imposte non statali)?